Breve resoconto (più o meno tecnico) della trasferta belga. Abbiamo raccolto anche le opinioni di chi, atleti e tecnici, hanno fatto questa esperienza. E questo è quello che è successo e ci hanno raccontato.
Partiamo con il resoconto, più o meno tecnico, del nostro direttore sportivo: Diego Concari.
Era da un po’ che i ragazzi ci chiedevano di fare una trasferta nella patria del ciclocross, il Belgio e alla fine, quest’anno (era ancora il 2025), ci siamo riusciti, grazie a Scai Motor che ci ha messo a disposizione un mezzo nuovo fiammante per affrontare la lunga trasferta, e ai nostri sponsor, che come sempre ci sostengono.
Giusto il tempo di passare il Natale in famiglia, il 27 dicembre siamo partiti alla volta di Diest, piccola località vicino ad Anversa, dove abbiamo stabilito il nostro “quartiere generale” fino al 2 gennaio 2026.
Abbiamo percorso oltre 3600 km in una settimana per provare a disputare 3 gare internazionali e una prova di Coppa del Mondo al cospetto dei maestri del Ciclocross.
Il 28 dicembre siamo partiti con il botto (anche se ancora non era Capodanno) a Dendermonde, in Coppa del Mondo. Qui, Tito coglie un ottimo 48° posto e i suoi primi punti UCI.
Il giorno successivo a Leonhout, nella tappa dell’X2OTROFEE, al cospetto dei due “supereroi”, Van Der Poel e Van Aert, Tito coglie un altro buon 42° posto, mentre Amaranta chiude 31° superando anche un piccolo problema meccanico a una scarpa nella gara delle donne junior, in compagnia della campionessa del mondo, della campionessa sudafricana e di altre campionesse nazionali da tutta Europa e non solo.
Il 30 dicembre a Diegem, non essendosi qualificati per la caratteristica gara di Super Prestige che si svolge in notturna, ma ricordando che l’obbiettivo principale del viaggio era imparare il più possibile, i nostri ragazzi non si sono fatti sfuggire l’occasione di testare comunque il percorso di gara.
L’ultimo giorno del 2025 si divide in due momenti: la ricognizione sul percorso della gara del giorno successivo e il pomeriggio da turisti a Bruxelles.
Il 2026 inizia a Baal: primo giorno dell’anno ma ultimo in Belgio e, quindi, anche ultima gara: il GP Sven Nys nell’omonimo Cycling Center.
Finalmente in gara anche Jader nella prova riservata agli under 23, caratterizzata da una maxi caduta in partenza che lo rallenta un po’ ma non lo ferma, chiude in 65° in posizione, tra tutti i più forti della specialità.
Sotto una tipica pioggerellina belga, si svolge la gara donne open con la nostra Amaranta che, per nulla intimorita dalla presenza di svariate campionesse come Lucinda Brand o Jolanda Neff, porta a termine la sua prova con un’ottima 54° piazza.
Gara bagnata anche per gli uomini èlite: il nostro Tito, alla terza gara in una settimana, chiude con ottimo 28° posto, dietro al vincitore e campione del mondo, Mathieu Van Der Poel.
Il 2 gennaio 2026, un po’ a malincuore ma con la voglia di tornare al più presto, si torna verso casa.
Cosa ci portiamo da questo viaggio lungo e impegnativo?
“Tanta esperienza, tanta tecnica, tanto divertimento, ma soprattutto il ricordo della passione che la gente belga ha per questo sport: anche se arrivi con un piccolo furgone anonimo e un piccolo gazebo, per loro non fa differenza, ti chiedono le foto ricordo, ti riconoscono e ti incitano per nome”.

Angela: tutto in Belgio “profuma” di ciclocross
Angela Cerati, consigliera, coach e accompagnatrice. Ecco cosa ci ha raccontato del “suo” Belgio: “Il percorso sportivo di un atleta include in modo inscindibile il partecipare a competizioni. Per allargare il proprio bagaglio, conoscere persone nuove, imparare cose nuove, sicuramente viaggiare è il modo migliore. Per vivere davvero il ciclocross sulla pelle, bisogna andare in Belgio. Tutto lì profuma di cross: le temperature, le persone, lo show. Da accompagnatore credo sia un passaggio dovuto portare ragazzi meritevoli a fare un’esperienza simile. I nostri ragazzi più grandi mettono costantemente anima e corpo in questo sport affrontando ostacoli e difficoltà. Lì, tutti questi sforzi, tutta questa dedizione sono riconosciuti e apprezzati. Dal primo all’ultimo atleta sono, agli occhi delle persone del posto, tutti degni di nota e meritevoli. I percorsi sono ben tracciati, tecnici, ma comunque divertenti per chi li percorre. Arrivato sul posto, ogni rider può, nei momenti opportuni, girare all’interno del fettucciato. Il livello è sicuramente alto, ma trovarsi in prova e in gara con i numeri uno al mondo è un’esperienza unica. Sapevo cosa mi aspettava, però viverlo n mezzo a migliaia di persone rende lo scenario magico. Penso che il ricordo più significativo che mi sono portata a casa è l’espressione soddisfatta dei nostri atleti dopo l’ennesima prova impegnativa ma che hanno desiderato e inseguito con la solita determinazione. Alcuni sono rimasti soddisfatti, altri un po’ meno, ma torneranno ancora più determinati, perché è sicuramente una trasferta che vale la pena rifare. E noi saremo pronti a riaccompagnarli e supportarli!”
Massimo: come sorridevano gli occhi di Amaranta, Jader, e Tito, e anche a Diego ai box, questo non potete nemmeno immaginarlo!!!
Ecco così ci ha raccontato il nostro coach Massimo Vicini: “Questo viaggio andava fatto, dopo aver partecipato a quasi tutte le più importanti gare in Italia, era necessario conoscere dal vivo il livello dei circuiti più famosi a livello mondiale.
Mi aspettavo che i percorsi si appoggiassero su impianti stabili, ma tranne la gara di Baal, gli altri percorsi che abbiamo visto sorgono dal nulla grazie a una straordinaria macchina organizzativa che riesce a integrare perfettamente i team con i loro mezzi, gli abitanti dei luoghi e gli spettatori. Temevo di trovare barriere nei confronti dei piccoli team come il nostro, in realtà è tutto talmente ben organizzato che anche la logistica dell’arrivare alle gare, del parcheggiare e del
provare i percorsi è semplice. A volte da noi è più faticoso.
Al di là dei percorsi e del livello stratosferico degli atleti che abbiamo visto dal vivo, la principale differenza con quello che accade in Italia, ma penso anche negli altri Paesi, è la spettacolarizzazione dell’evento sportivo: quindi pubblico pagante, dirette televisive con diffusione globale e, ovviamente, le star.
Sul piano della pratica sportiva, invece, non cambia nulla, al di là delle differenze di livello degli atleti e dei team, da quello che viene da solo con il suo furgone a quello che arriva in Lamborghini e mega-pullman, tutti provano con attenzione il percorso, tutti affrontano il riscaldamento più o meno protetti, tutti corrono lo stesso rischio di farsi male e quando arriva il momento dello start danno fondo a tutte le risorse.
Di sicuro un’esperienza da ripetersi con regolarità anche nei prossimi anni, ma come tutte le cose, l’emozione mista a timore vissuta questa prima volta avrà un altro sapore. Infine, come sorridevano gli occhi ad Amaranta, Jader, e Tito ed anche a Diego ai box, questo non potete nemmeno immaginarlo!!!!”

Jader: ho chiesto io, fino allo sfinimento, questa trasferta
“Comincio col dire, molto orgoglioso, che sono stato io a chiedere ai tecnici, fino allo sfinimento, di portarci in Belgio a fare delle gare di ciclocross ‘serie’, sia per gli avversari (in gara con Tito c’erano atleti come mvdp e wva e compagnia bella), ma anche per i percorsi molto diversi da quelli in Italia. Ho voluto fare questa esperienza perché è bello, secondo me, confrontarsi all’estero, perché credo che ci siano una cultura e una preparazione sportiva a cui l’Italia non è ancora arrivata. I percorsi, ma anche i tifosi e i paesini sono esattamente come mi aspettavo. I percorsi sono quelli che si vedono tutti gli anni in televisione, con ogni loro peculiarità e i tratti più famosi (come le gobbe di Baal o il lavatoio di Loenhout). I tifosi belgi hanno una grandissima reputazione e sono sempre stati all’altezza delle aspettative. La loro devozione al ciclocross è proprio quello che penso mi rimarrà sempre impresso.
Come detto prima, credo che la preparazione degli avversari sia piuttosto avanzata rispetto alla nostra, forse anche per un discorso culturale. Inoltre, i percorsi che abbiamo trovato erano disegnati in modo molto diverso da quello a cui siamo abituati. Sono molto più veloci e distesi, ma mantengono comunque una buona componente tecnica, che in gara non puoi sottovalutare. Lo rifarei anche domani, ma io non faccio testo perché, se fosse per me, ci sarei già andato cinque volte in Belgio e a febbraio sarei in Spagna, a Benidorm 😅.

Amaranta: Se lo rifarei? Ovviamente!
“Era già da un po’ di tempo che volevo andare in Belgio per provare l’atmosfera del vero ciclocross. Una cosa che già mi aspettavo è l’atmosfera che c’è tra il pubblico che, a differenza delle gare in Italia, fa molta meno distinzione tra i primi e gli ultimi: fanno il tifo con lo stesso entusiasmo a tutti quanti!
La particolarità degli atleti belgi rispetto a quelli italiani è molto evidente, per via delle skills tecniche: loro hanno percorsi molto più equilibrati, in cui puoi avere tutta la forza che vuoi, ma se non sai la tecnica non puoi andare molto lontano. Quello che mi è rimasto più impresso, oltre al mondo delle gare, è il fascino del posto in sé.
Se lo rifarei? Ovviamente! Per due semplici motivi: il primo è il clima freddo, che è perfetto per me, e il secondo è sicuramente il Ciclocross e il modo in cui i belgi trattano e curano gli sportivi“.

Tito: l’atmosfera credo sia il ricordo più significativo
“L’esperienza in Belgio nasce dalla volontà e dalla curiosità di mettersi in gioco in un panorama nuovo e che, sicuramente, rappresenta un’istituzione per quanto riguarda il ciclocross. Mi aspettavo percorsi esigenti fisicamente e tecnicamente, mi aspettavo il calore del pubblico, mi aspettavo il fango, che per fortuna (per me) è stata l’unica cosa a mancare. L’atmosfera credo sia il ricordo più significativo: il tifo del pubblico, i bambini che ti battono il cinque, le persone che ti chiedono le foto anche senza conoscerti, semplicemente perché sei lì e sei in bici. Per quanto riguarda la preparazione, credo che percorsi più distesi, come quelli in Belgio, che si affrontano a velocità più alte con sforzi anche più prolungati, mettono in risalto qualità più legate all’endurance che all’esplosività, cosa che è in forte contrasto con il modello prestazionale richiesto in Italia. Quindi, avversari molto preparati tecnicamente e fisiologicamente scavano un divario davvero importante, che sicuramente cercherò di colmare per l’anno prossimo, visto che la volontà di ritornare c’è sicuramente proprio per mettere alla prova la condizione costruita con gli allenamenti durante la stagione”.
